lunedì 18 gennaio 2016

Le autrici EWWA - INTERVISTA A PAOLA GIANINETTO



Ciao Paola, benvenuta nel mio blog. Raccontaci qualcosa di te.

Per prima cosa, grazie mille per l’ospitalità, sono felice di essere qui con te e con tutti voi!
Partiamo dall’inizio. Vivo a Torino, ho un lavoro, un marito, una figlia e un cane che si chiama Trappola. Leggere è da sempre per me un modo per entrare in altri mondi, provare emozioni, essere “qualcun altro”, anche se solo per un po’. Il libro è lo strumento ideale per immergersi in realtà alternative e viverle fino in fondo. Più del cinema, perché un libro lascia maggiore spazio all’immaginazione. Anche se il cinema lo amo moltissimo. Negli ultimi anni, a mio parere, il massimo livello è stato raggiunto dalle serie televisive, alcune delle quali sono davvero eccezionali. Prima di iniziare a scrivere ero capace di trascorrere intere giornate a perdermi nelle mie serie preferite, adesso ho molto meno tempo e non posso più farlo. Ma va bene così, perché ho finalmente scoperto la mia grande passione, quella che inconsapevolmente ho cercato per tutta la vita. Perché se leggere un libro è il modo migliore per sognare, scrivendolo sei tu che dai forma ai tuoi sogni e questo è qualcosa a cui, da quando l’ho provato, non potrei più rinunciare.

Sei laureata in Lettere e lavori da molti anni come adattatrice di dialoghi per la tv. Parlaci nel dettaglio di questa interessante attività. Hai qualche ricordo speciale legato al tuo impiego?

L’adattatore di dialoghi è un mestiere che quasi nessuno conosce. Ormai sono quasi vent’anni che faccio questo lavoro e ogni volta che ne parlo con qualcuno scopro che nemmeno si chiedeva come facessero le battute recitate in italiano a stare sulla bocca di chi invece sta parlando inglese, o spagnolo, o qualsiasi altra lingua. È normale, nemmeno io me lo chiedevo, prima. L’adattatore è quel personaggio che lavora dietro le quinte – l’ultima ruota del carro, come ci definiamo spesso scherzosamente con i colleghi – per prendere ogni singola battuta, tradurla e provarla infinite volte finchè le A stanno sulle A, le O sulle O e così via. E non è solo una questione di labiale. Spesso nella lingua originale ci sono modi dire che in italiano non hanno alcun senso, allora noi li trasformiamo in qualcosa che possa essere compreso nel nostro Paese.
È un lavoro impegnativo, spesso stressante, ma anche gratificante, specialmente quando hai la fortuna di lavorare con prodotti di qualità. A me non capita molto spesso, più che altro adatto soap opera, qualche telefilm o cartone animato, ma anche se il materiale di partenza non è mio si tratta sempre di scrivere. Questo lavoro, inoltre, mi ha aiutata moltissimo nella mia carriera di scrittrice, specialmente nella costruzione della struttura della storia – che non è molto diversa in una soap o in un romanzo – e nei dialoghi, che sono la bestia nera di molti scrittori. Io non faccio altro che scrivere dialoghi da anni, sono partita avvantaggiata.
In tanti anni si mettono insieme parecchi ricordi. Uno dei più belli risale al periodo in cui adattavo “Terra Nostra”, una produzione brasiliana di grande qualità, a mio parere. Mi era stato chiesto di comporre una poesia che in una delle puntate il protagonista recitava fuori campo e il capo in persona mi aveva fatto mille complimenti: una delle mie prime grandi soddisfazioni come autrice.

Tra le tue passioni c’è la lettura, a questo proposito dichiari: ‘uno scrittore che non legge è come un pilota di formula uno che non sa guidare’. Quali sono i tuoi autori preferiti e ce n’è qualcuno che consideri tua “Musa”?

Gli scrittori che hanno lasciato un segno nella mia vita di lettrice sono tanti e di generi diversi, da Oscar Wilde a Tolkien, da Jane Austen e Charlotte Bronte a Bulgakov, da Stefano Benni a Gabriel Garcia Marquez a Isabel Allende, e chissà quanti ne sto dimenticando.
Per restare all’interno del genere a cui appartengono la maggior parte dei miei romanzi, il paranormal romance, non posso non citare Stephenie Meyer, che ha dato vita alla figura del vampiro “romantico” che oggi spopola nel romance, e la grande J.R. Ward, maestra assoluta. Ma anche se "Twilight" e "La Confraternita" hanno probabilmente in qualche modo influenzato il mio modo di approcciarmi al genere, non credo di avere una vera e propria Musa. I miei Principi sono nati dalle storie che mi sono sempre raccontata nella mente, fin da ragazzina, come una sorta di favola della buonanotte.

Nel 2012 esordisci con il primo volume della saga “Principi Azzurro Sangue” dal titolo “Kyler”. Di cosa si tratta?

Kyler, il protagonista del primo romanzo della serie, è un vampiro. Una creatura che, più ancora che dalla sua necessità di bere sangue per vivere è reso disumano dalla sua immortalità. Ma l’umanità non è scomparsa del tutto e non esiste nulla di più forte dell’amore per riportarla a galla.
Ho scelto di scrivere di vampiri perché queste creature mi hanno sempre affascinata moltissimo, anche quando in letteratura c’erano solamente vampiri “cattivi”. Quando è nato non sapevo ancora che “Kyler” fosse il primo di una saga, il romanzo doveva essere autoconclusivo, e in effetti in qualche modo lo è. Ma poi sono arrivati tutti gli altri personaggi, e non sono più riuscita a smettere.

Nel febbraio 2013 esce il romance “Qui per te”. Daccene un assaggio.

“Qui per te”, anche se è uscito per secondo, in realtà è il primo libro che ho scritto. Un giorno mi sono detta: “Ok, proviamo a sederci al computer e vediamo che cosa viene fuori”. È venuto fuori un romance contemporaneo che è, a tutti gli effetti,  una sorta di bignami dell’amore secondo Paola Gianinetto. Una delle tante versioni della fiaba di Cenerentola, la mia. Ci sono dentro tutti i sogni a occhi aperti che ho fatto da quando sono diventata abbastanza grande, è una storia d’amore leggera ma anche un po’ commovente, fa un po’ ridere e un po’ piangere, lui è l’uomo ideale e lei la donna che in qualche fase della nostra vita la maggior parte di noi ha voluto essere. Credo di essere molto cresciuta stilisticamente da quel primo romanzo, ma non lo rinnegherò mai e avrà per sempre un posto speciale nel mio cuore.

E nel maggio dello stesso anno pubblichi il secondo volume della saga “Principi Azzurro Sangue” dal titolo “Patrick” seguito in dicembre dal terzo capitolo “Liam”. Perché una saga?

Come dicevo prima, non ho potuto resistere. Mentre scrivevo “Kyler” gli altri personaggi prendevano vita attorno a lui, chiedevano a gran voce che raccontassi la loro storia. E così è stato. Principi Azzurro Sangue, d’altra parte, è un’unica grande storia, anche se ogni libro si concentra su uno dei personaggi, sul suo personale modo di affrontare l’immortalità e il ritorno alla vita tramite l’amore.

Nell’estate del 2015 esce la novella ispirata alla saga dal titolo “Blu oltremare”. Curiosa la tua idea di associare i vampiri al “Principe Azzurro”. Parlacene.

“Blu oltremare” è una novella breve dedicata a Kevin, uno dei personaggi secondari che è stato molto amato dalle lettrici e anche da me. Non sopportavo l’idea di lasciarlo senza una storia.
Il vampiro è un archetipo, come il Principe azzurro delle fiabe. Qualcosa che fa parte da sempre del nostro immaginario. Fonderli insieme mi è venuto naturale, perché il vampiro può essere il male in persona, ma anche una creatura incredibilmente potente e diabolicamente affascinante, più di qualsiasi umano, a mio parere. In più, il lieto fine nei miei libri è eterno davvero: i miei personaggi vivono per sempre felici e contenti nel vero senso della parola. L’amore che dura per sempre. Non c’è nulla di più romantico.

Nel novembre 2015 arriva il quarto appuntamento con la tua saga con il romanzo “Aidan”. Cosa troveranno i lettori al suo interno?

Aidan, il bellissimo barista biondo del Tiresia, è presente nella saga fin dal primo libro e fin dall’inizio è stato molto amato. È il personaggio più ironico, più scanzonato, apparentemente meno oscuro anche se, come lui stesso sostiene: “nessuno della mia specie è del tutto immune alla cattiveria”, nè all’oscurità.
Mi è piaciuto moltissimo scrivere di lui: adoro la sua ironia, il suo modo di affrontare l’eternità giorno per giorno, come se non ci fosse un domani. E ho amato molto anche la protagonista femminile che, secondo me, è la meglio riuscita finora. Per qualche motivo, mi pare che Phoebe sia davvero l’”unica” per lui.


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Qual è stato l’input per questa saga?

L’unione tra due delle mie grandi passioni: la figura del vampiro immortale e le storie d’amore.

Quale messaggio vuoi trasmettere e quali tematiche affronti?

Il messaggio che sottende tutta la saga è sempre lo stesso: l’amore può essere più forte di tutto. Delle differenze, dell’oscurità, dell’incapacità di trovare un posto nel mondo. Una delle tematiche affrontate nei miei romanzi che trovo più affascinante e con la quale mi piace confrontarmi è quella dell'immortalità. Vivere per sempre è un concetto estraneo ai mortali, non possiamo sapere che cosa significhi, quali siano le implicazioni di una realtà che se da una parte apre prospettive infinite, dall'altra è incredibilmente difficile da affrontare. Ognuno dei miei personaggi scende a patti in modo diverso con la propria condizione di immortale, la accetta o la rifiuta, e porta su di sé gli inevitabili segni dello scorrere del tempo. Ciò che li accomuna è il confronto con il potere salvifico dell'amore, che mi piace vedere come qualcosa in grado di donare una ragione di vita, per sempre.

Definisci la saga “Principi Azzurro Sangue” una raccolta di favole per adulti che si fonda su un principio di Gianni Rodari: “La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi”. Approfondiamo questo concetto.

Adoro le fiabe, trovo che ancora oggi siano il più alto esempio di costruzione di una storia. Dentro c'è tutto quanto: i conflitti e i tentativi per superarli, le prove, gli errori, il confronto con se stessi e con il resto del mondo.  Mi piace pensare ai miei libri come delle fiabe, perchè in fondo è proprio questo che sono: racconti fantastici nei quali i personaggi lottano e si mettono alla prova per raggiungere l'obiettivo che, alla fine, è lo stesso per tutti: la felicità. Credo che sognare sia fondamentale, da bambini come da adulti, e spero che i miei romanzi regalino a chi li legge almeno una parte dell'emozione che provavo quando da piccola mi raccontavano "Cenerentola", o "La Bella e la Bestia".
  
Sei membro dell’associazione EWWA. Di cosa si occupa nello specifico e la consiglieresti alle tue colleghe?

EWWA è un'associazione di donne che scrivono, in ogni campo: comprende scrittrici, giornaliste, traduttrici, blogger e anche persone che semplicemente amano la scrittura. Il principio in base al quale è stata pensata dalle socie fondatrici è quello della rete, della solidarietà, dell'unirsi per essere più forti insieme. Il mondo dell'editoria non è facile, è pieno di insidie e di delusioni, e spesso capita che un esordiente non abbia la forza per rimanere a galla da solo. Entrare in EWWA è un modo per non essere sole, per confrontarsi con persone che hanno la tua stessa passione, che mangiano e respirano libri, come te. Per chiedere consigli, imparare partecipando a workshop e seminari, sentirsi parte di qualcosa. Il concetto che portiamo avanti in EWWA è che chiudersi nel proprio orticello non potrebbe essere più sbagliato, così come lasciarsi prendere dall'invidia per chi ce la fa. Perchè siamo convinte che il successo di una sia un passo avanti verso il successo di tutte.

Hai partecipato all’antologia EWWA “E dopo  Carosello tutte a nanna” con il racconto “Un giorno verrò a prenderti”. Parlacene.

Il tema dell'antologia è la grande mamma RAI, i suoi programmi vecchi e nuovi e quello che hanno significato per il nostro Paese e per ognuna di noi. Io ho scelto di raccontare di un programma che da bambina mi terrorizzava e che forse proprio per questo è rimasto impresso più di altri nella mia memoria. Belfagor, il fantasma del Louvre. "Un giorno verrò a prenderti" è la storia di me bambina, delle emozioni che provavo allora e che non ho mai dimenticato. La paura, l'attrazione, il gusto del proibito. Credo che quelle emozioni, in qualche modo, abbiano a che fare con quello che sono oggi, perchè ogni piccola o grande esperienza che viviamo ci rende ciò che siamo.

Segue il secondo progetto letterario EWWA con l’antologia “Italia: terra d’amori, arte e sapori” in cui realizzi il racconto “Più in alto di tutti”. Di cosa si tratta?

"Più in alto di tutti" è la storia di una piccola tifosa del Toro e del suo pellegrinaggio insieme al nonno sulla collina di Superga, dove è sepolta la gloriosa squadra del Grande Torino. E' la tragedia - crudele, violenta, inaccettabile - vista con gli occhi di una bambina che sente che i campioni di un tempo sono ancora vicini a lei e sogna di diventare quello che loro sono stati: degli eroi.
La protagonista del racconto è mia figlia Matilde. È davvero salita a piedi fin lassù, ha davvero provato tutte quelle emozioni che sembrano persino troppo grandi per un cuore così piccolo. Ogni volta che lo rileggo, lo confesso, non riesco a trattenere le lacrime.

Tu nasci con Emma Books e tutti i tuoi lavori hanno questo marchio editoriale. Cosa ne pensi del self-publishing tanto di moda ultimamente?

Ultimamente si sente parlare moltissimo di self-publishing e anche di autori "ibridi", che pubblicano cioè sia con case editrici che in modo autonomo. Oltreoceano questa è una pratica ormai ampiamente abbracciata anche da autori molto famosi, ricordo che a Matera, al Women's Fiction Festival, le scrittrici americane ne parlavano già anni fa. In Italia il fenomeno sta iniziando a diffondersi solo ora e penso che ci vorrà ancora un po' di tempo prima che anche qui diventi la norma, ma io credo moltissimo nelle possibilità dell'autopubblicazione e specialmente nell'essere autori ibridi.
Sono felice di pubblicare con Emma Books, stimo profondamente la direttrice editoriale Maria Paola Romeo, che ormai è diventata un'amica, e tutte le mie colleghe. Emma è un po' come Ewwa, una grande famiglia. Ma questo non significa che un giorno, se e quando se ne presenterà l'occasione, io non possa tentare altre strade, come quella del self-publishing. Non perchè non stia bene dove sto, ma perchè credo che sia giusto sfruttare appieno tutti gli strumenti a nostra disposizione, percorrere tante strade, aprirsi a possibilità sempre nuove. Sempre, ovviamente, nel totale rispetto degli altri.

Hai qualche altro progetto in cantiere?

In effetti sì. Ho un romanzo che tengo in caldo da un po' e che presto vedrà la luce. Per ora non posso dire molto, ma non fa parte della saga "Principi Azzurro Sangue" e non è un paranormal, ma un romance contemporaneo. Poi ho cominciato il quinto libro dei Principi, che già mi sta prendendo moltissimo. Insomma, i progetti sono tanti, quello che manca è il tempo, ma quando si ama davvero qualcosa un modo si trova sempre.
 
E’ stato un piacere ospitarti nel mio blog. In bocca al lupo!

Grazie infinite, in bocca al lupo anche a te e tanti tanti auguri a tutti per uno splendido anno nuovo! Pieno di libri, ovvio.

Per seguire Paola  PAOLA GIANINETTO






5 commenti:

  1. Grazie ancora, Linda, per l'opportunità che hai concesso a me e a tutte le autrici Ewwa di far conoscere qualcosa di noi. Uno splendido esempio di solidarietà, il principio a cui si ispira la nostra associazione!

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    1. Grazie a te carissima Paola, un onore per me ospitarti e essere una EWWA <3

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  2. Bella intervista, Alice! (nb per me Paola, e lei lo sa, è una moderna versione di Alice nel Paese delle Meraviglie), mai scontata o banale. Quello che hai detto di Ewwa esprime quello che pensiamo tutte noi che ci crediamo. E poi, sai i che sono una fan dei tuoi principi e aspetto con ansia il prossimo! :)

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    1. Concordo Elisabetta, Paola è splendida <3

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  3. Dai, che così mi imbarazzo...:)Grazie ragazze e sempre forza Ewwa!

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