lunedì 1 aprile 2013

INTERVISTA A FLAVIA CANTINI

Ciao Flavia, benvenuta nel mio blog. Raccontaci qualcosa di te.

Ciao, grazie dello spazio dedicatomi.
Diciamo che sono creativa, fantasiosa, con la testa tra le nuvole, molto emotiva, quando mi rapisce l'ispirazione sento una profonda urgenza dentro di me, l'urgenza di scrivere, di dare vita a quella determinata situazione e a quei determinati personaggi che, altrimenti, senza il mio intervento, non avrebbero mai visto la luce.
Sono molto sensibile, ricettiva, appassionata d'arte, di mitologia, folklore e leggende, accanita lettrice e spettatrice (anche il teatro mi affascina molto). Sono anche ambientalista e animalista, ho un grande amore per gli animali e vedo in loro dei fidati compagni di vita. Sogno ad occhi aperti, cammino per le strade e immagino quale sarà la mia prossima storia, la prossima idea per un corto, per un abbozzo di sceneggiatura...
Ho, a volte, un rapporto conflittuale con la realtà di tutti i giorni, sopporto con fatica la routine, amo e odio il ritrovarsi da soli con se stessi ma adoro passeggiare in silenzio nei boschi.
Mi immergo nei racconti mitologici e mi perdo a fantasticare, mi sento un pò "elfo" eheh e in bilico tra realtà e fantasia.


Qual’ è stata la molla che ti ha spinto a impugnare la penna e cimentarti nel ‘mestiere’ di scrittrice?
Penso, la grande fantasia che ho la fortuna di avere.
La scrittura per me è un fuoco che mi brucia dentro e che non si placa fintanto che non ho portato a termine il racconto o il romanzo.
Amo la scrittura, è un rapporto d’amore direi, un senso di appartenenza l’una all’altra, io appartengo alla scrittura come lei appartiene a me.
E’ stato un impulso, un’urgenza, qualcosa che mi ha detto “Adesso… Scrivi!”.

A sei anni inizi a scrivere i tuoi primi racconti brevi. Raccontaci di questo ‘battesimo’.
Che io ricordi, all’età di sei anni, amavo trascorrere parte delle giornate a inventare brevi favolette che poi scrivevo a mano su un vecchio album che ho poi ritrovato. Erano storielle molto semplici, con personaggi fantastici o bambini. C’era sempre una morale e il finale era sempre positivo.

Un diploma al Liceo Classico, una laura in Dams Cinema e successivamente la Scuola D’Arte Cinematografica di Genova. Da dove nasce questa predisposizione per il video-maker?
Il mondo dell’audiovisivo, il “dietro le quinte” del mondo video è la mia più grande passione, insieme alla scrittura. L’una non esclude l’altra, anzi, la completa.
Già a nove anni dicevo di volermi inserire nel mondo video, di voler dirigere, realizzare filmati, documentari e quant’altro. Realizzare video è il mio sogno per il quale ho studiato con dedizione. Dietro ad una telecamera esprimo me stessa, mi sento me stessa, provo una grande soddisfazione e pura passione.
Ora ho realizzato due cortometraggi e l’ultimo, “Ricordi di Masche” vuole essere un modo per far conoscere e immortalare i ricordi incentrati su di un’antica leggenda o realtà piemontese.
Attualmente ho in fase di sviluppo un altro cortometraggio sempre sul tema folkloristico della Masca piemontese.
Amo visceralmente realizzare video, impugnare una telecamera e plasmare la realtà attraverso il suo occhio.
E’ questo il mestiere che mi auguro di poter fare stabilmente al più presto.

Ami il cinema e la letteratura. Inventare storie da far vivere tra le pagine di un libro e sullo schermo. Un libro che giudichi migliore del film e viceversa?

Domanda non semplice. 
Dirò che giudico molto positivamente la trasposizione cinematografica de "Il signore degli Anelli" e del primo film de "Lo Hobbit", e parlo di questi libri e film in particolare poiché sono una grande fan e li ammiro.
A quindici anni, vinci il Secondo premio al concorso di Narrativa organizzato dalla CaARTEiv, Associazione Culturale ligure. E a sedici, vinci il Primo premio nel medesimo concorso. Raccontaci di queste esperienze.

Ricordo che furono una forte emozione. Infatti, era la prima volta che “uscivo allo scoperto” dinanzi a un pubblico da quando avevo iniziato a scrivere.
La mia passione “solitaria” diventava, per la prima volta, di pubblico dominio e io, ancora inesperta e timida, apparivo per la prima volta in pubblico in veste di “scrittrice”. Ero molto emozionata e ansiosa ma anche soddisfatta.

Nel 2009 partecipi alla Quinta Edizione del Concorso “Granelli di Parole”, indetto dalla Casa Editrice Kimerik, con un racconto breve che viene segnalato per 'Meriti Letterari' e inserito nel volume “Racconti di Autori Italiani” edito dalla medesima Casa Editrice. Parlacene.
Questo racconto nasce dalla suggestione che mi ha trasmesso una villa abbandonata che ho avuto (e ho) modo di vedere spostandomi in treno. Osservandola ho avuto un’ispirazione, un’intuizione, e ho pensato che fosse interessante usare l’immagine di quella villa per ambientare un racconto breve. E da lì, da quella suggestione, nasce il racconto drammatico dal titolo “Prigioniero di un altro”. Un’ossessione, il rimanere letteralmente imprigionati nella mente di un altro, un altro che ha aspettato il protagonista per appropriarsi del suo corpo e tornare in vita… Una sorta di incubo ad occhi aperti.

Nel 2010 pubblichi “Ritratto” una storia di vita vissuta, con l’Associazione Culturale CaARTEiv. Quali sono i temi contenuti in questo agevole volumetto che ha riscosso particolare favore mediatico alla sua presentazione?
Spesso ci sono persone che passano la loro vita in anonimato e semplicità e, quando se ne vanno, lasciano ricordi soltanto nella mente di chi le ha conosciute da vicino. Eppure, queste persone anonime, hanno talvolta l’immagine di “personaggio”, di figura diversa e circondata da un alone di mistero.
Io, come autrice, ho desiderato, attraverso i paragrafi di questo “racconto di vita vera”, dare voce e risalto proprio ad una persona, una donna, sconosciuta e non certo importante, ma che aveva tutta l’anima del personaggio. Era una persona che, per i suoi riti quotidiani e il suo modo di vivere, non può far a meno di stupire e di distinguersi, in modo netto e bizzarro, dal resto della società e dell’ambiente in cui visse.
Una donna che, come amo ricordare, ha portato “l’Ottocento nel Duemila” seguitando a vivere controcorrente, con uno stile di vita spartano e legato ancora ai ritmi del primo Novecento. Trascorse la sua vita in una casa-eremo, isolata, non lasciandosi minimamente scalfire dalle critiche e dalle derisioni di quanti non sanno comprendere e rispettare le scelte altrui e prendono in giro il diverso.
Una donna forte, risoluta, con mille sfaccettature, immersa in un clima quasi primitivo e costellato da superstizioni, leggende, piccoli riti quotidiani sempre uguali, una donna da cui traspariva un alone di mistero che, spesso, incuteva una sensazione di paura mista a curiosità.
I paragrafi di questo racconto, che vuole ricordare questa donna-personaggio, parlano di lei attraverso i ricordi, le sensazioni e le emozioni di chi scrive, in modo senza dubbio non lineare ma dettato dal sorgere, nel corso della scrittura, di frammenti di immagini, di frasi, di racconti e situazioni vissute.
Sono frammenti ripescati dalla mia mente  e vengono a galla seguendo il flusso, sempre disordinato, dei ricordi e, come in un diario, i paragrafi si susseguono senza ordine logico, ma desiderosi soltanto di dare voce a uno di quei tanti personaggi anonimi che passano in silenzio su questa Terra.

Nel 2011 pubblichi il tuo primo romanzo fantasy “Notti senza luna” con la Arduino Sacco Editore. E nel 2012 esce il secondo volume “Notti senza luna – Il Male e l’angelo”. Di cosa tratta questa saga e perché hai scelto il genere ‘fantasy’?
I due romanzi sono i primi due volumi di una trilogia fantasy ambientata ai giorni nostri.
Selene, la giovane e solitaria protagonista, è da sempre osteggiata e isolata dal resto del paese e non sa spiegarsi il perché fino a quando, compiuti i dodici anni, si trova dinnanzi a qualcosa di soprannaturale, di terribile che la porrà di fronte a una realtà ben diversa. Coloro che la odiano e hanno persino tentato di ucciderla non sono esseri umani bensì demoni che, piano piano, sono al lavoro per sottomettere l'intero pianeta. Ma perché hanno in odio soltanto lei tra tutti gli altri umani e per quale motivo si sono mostrati proprio a lei, ragazzina dodicenne? Un anziano prozio, eremita e esperto di paranormale, le svelerà non pochi segreti e la vita di Selene cambierà per sempre sotto il peso di una Missione al fianco del Bene. Ma se il Capo dei demoni non fosse così ripugnante come sembra, cosa potrebbe accadere?
Ho scritto entrambi i volumi con grande passione, perchè sentivo di dover dare voce ad una protagonista sola, emarginata ma con, in realtà, un grande potenziale. Volevo riflettere sui temi della Solitudine, dell'eroe solitario, del rapporto amore/odio e bene/male e volevo farlo attraverso una cornice fantasy, uno dei miei generi letterari preferiti.
"Notti senza luna" (e i due successivi volumi anche se in maniera differente) parla del riscatto della 'pecora nera', di coloro che vengono presi in giro dalla società, raccontano il dilemma tra amore e odio, il senso di colpa, la difficoltà a prendere decisioni difficili, del bene che può trionfare sul male.
"Notti senza luna (Vol. II)- Il Male e l’angelo" si presenta come un fantasy-psicologico, un viaggio interiore attraverso paure e 'fantasmi del passato' per condurre (forse) la protagonista ad una rinascita, finalmente libera da condizionamenti e fragilità.
La loro lettura non è ristretta a chi ama il genere fantasy ma è adatta a tutti poiché i temi che tocca sono anche sociali e pieni di speranza.

Nel 2012 pubblichi il tuo primo e-book “Storia di un collegio” edito dalla Drops Edizioni. Cosa troverà il lettore tra le sue pagine?
"Storia di un collegio" è un romanzo breve narrato in prima persona dal protagonista. Un,
come si definisce lui stesso, 'sopravvissuto che non può dire il suo nome'.
Vi riporto la sinossi:
'Nicola, studente al primo anno di Università, si trova di fronte al problema dell’alloggio: dopo aver compiuto una vana ricerca, ripiega infine su un collegio a conduzione religiosa, isolato in collina.
La rigidità delle regole, gli sguardi ambigui dei frati, i corridoi bui, la struttura imponente e solitaria… C’è qualcosa in quell’ambiente che, da subito, non convince Nicola.
L’amicizia con altri due ragazzi e le indagini improvvisate porteranno, piano piano, alla luce sospetti sempre più inquietanti e la serenità di Nicola sarà gravemente turbata ogni giorno di più.
Cosa nasconde il collegio/convento? Può la semplice permanenza in una struttura per studenti universitari trasformarsi in un incubo?
E, soprattutto, come mai soltanto Nicola, ormai adulto, può narrarci questa storia, premettendo però che non potrà mai più usare il suo vero nome?'

 
 
 
 
 
Qual è stato l’input per “Storia di un collegio”?

La mia permanenza in un collegio universitario mi ha ispirato per scrivere la storia di un 'collegio maledetto'…  Per la mia fantasia si può sempre nascondere qualcosa di imprevisto anche negli ambienti all’apparenza più ordinari.
Ti definisci come ‘una sognatrice sempre alla ricerca della prossima ispirazione, della prossima storia da raccontare o il prossimo corto da rappresentare’. Hai già qualche progetto in cantiere?

Certo.
Terminare la trilogia di "Notti senza luna" pubblicando e promuovendo anche il terzo volume. Poi la realizzazione del cortometraggio ora in pre-produzione dal titolo "Masche".
Ho iniziato la stesura di un nuovo romanzo, volume unico e drammatico, e spero di riuscire a far arrivare alla pubblicazione anche il mio primo romanzo fantasy (scritto prima di "Notti senza luna").
E’ stato un piacere ospitarti nel mio blog. In bocca al lupo per i tuoi progetti!

Grazie!
Per seguire Flavia  FLAVIA CANTINI




 


 

2 commenti:

  1. Benissimo, molto contenta dell'intervista :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie per aver condiviso il mio spazio! :)

      Elimina